Brett Favre dopo la sua carriera da giocatore

Nato il 10 ottobre 1969 a Gulfport, Mississippi, Brett Lorenzo Favre è cresciuto nella cittadina di Kiln. Figlio di Irvin Ernest Favre e Bonita Ann, con quest’ultima francese di nascita ed entrambi insegnanti all’Hancock County School District. Secondo di quattro figli, andò alla Hancock North Central High School dove giocò baseball e football. Nella seconda fattispecie giocò svariati ruoli: quarterback, uomo di linea, strong safety e punter sotto la guida del padre Irvin, allenatore della squadra.

Una delle peculiari caratteristiche di Favre e del suo gioco gli fu riconosciuta sin da giovane età da parte del padre, asserendo al grande braccio di cui disponeva Brett. Ma nonostante ciò l’attacco di Irvin era votato alle corse, per cui il piccolo Favre non poté esibire più di tanto le suddette doti fisiche. Ma le cose cambiano con il tempo.

Favre ai tempi del college

Dopo il liceo, venne offerta a Favre una borsa di studio alla Southern Mississippi, l’unica della sua vita. Le volontà della scuola per Brett erano volte alla posizione di defensive back, ma il nativo di Gulfport voleva a tutti i costi giocare la posizione di quarterback. La potenza di quel braccio era evidentemente troppo allettante. Nel suo anno da freshman Favre iniziò come settimo quarterback in lista e prese il posto di titolare già nella seconda metà della terza partita. In quell’occasione, per la precisione il 19 settembre 1987 in una partita contro Tulane, realizzò due touchdown portando la propria squadra alla vittoria. Da sottolineare che vi riuscì nonostante soffrisse i postumi di una sbornia patita la notte precedente e che lo ha portato a vomitare nel riscaldamento. Il misto di tenacia e grinta aveva già dato prova del carattere del ragazzo: delle successive dieci gare ne vinse sei.

Nella stagione da junior Favre si mise ulteriormente sotto la luce dei riflettori grazie ad una vittoria su Florida State agguantata allo scadere con un drive di oltre sei minuti. La data era il 2 settembre 1989 e Florida State era la sesta squadra a livello nazionale.

Il 14 luglio 1990 tuttavia un brutto evento penetra nella vita di Favre. Appena prima dell’inizio della stagione da senior, Brett è stato coinvolto in un incidente automobilistico quasi fatale. Perse infatti il controllo della propria macchina che si ribaltò per tre volte prima di arrestarsi alla base di un albero. Gli venne salvata la vita da parte di uno dei fratelli che ruppe il vetro del veicolo con la propria mazza da golf, tirandolo successivamente fuori e portandolo in fretta e furia al più vicino ospedale. Nell’ambulanza, con la madre seduta al proprio fianco, le uniche parole di Favre furono: “Potrò tornare a giocare a football?”. La risposta evidentemente è stata positiva, ma l’accaduto ha costretto i medici a rimuovere 76 cm circa dell’intestino tenue. Sole sei settimane dopo, per la precisione l’8 settembre, Favre portò la propria squadra ad un’altra vittoria in rimonta contro Alabama. L’allora coach di Alabama non si risparmiò e dopo quella partita spese parole di un certo calibro per Favre: “Potete chiamarlo miracolo, leggenda o come più vi aggrada. So solo che Favre era più grande della vita stessa”.

Alla fine della propria carriera a livello collegiale Favre totalizzò 7695 yard e 52 touchdown a fronte di 34 intercetti.

Si aprono quindi di fronte a Favre le porte del mondo professionistico della NFL. Il draft fu quello del 1991, la chiamata la numero 33 complessiva (secondo giro), la squadra gli Atlanta Falcons. Il 19 luglio di quell’anno Favre firmò un triennale con la franchigia di casa nella Georgia, cosa poco gradita all’allora head coach della formazione: Jerry Glanville. Le sue affermazioni furono piuttosto pesanti nei riguardi del nativo del Mississippi, asserendo ad una necessaria e totale devastazione della squadra affinché le sue prestazioni venissero in qualche modo sfruttate. Certo però che alle volte il destino decide di intervenire, e niente può fermarlo: il primo passaggio di Favre fu proprio un pick-six. Da lì in poi la sua brevissima esperienza con i Falcons fu decisamente poco felice.

Favre insieme a colui che lo scelse, Ron Wolf

L’anno seguente le cose cambiarono e drasticamente. Tale Ron Wolf, in quel momento general manager dei Green Bay Packers, bussa alla porta di Atlanta con una scelta al primo giro come materiale di scambio. Quella chiamata fu successivamente spesa con la numero 19 da parte dei Falcons, facendo entrare tra le proprie fila Tony Smith. In cambio di ciò i Green & Gold si accaparrarono proprio Brett Lorenzo Favre.

Un piccolo ma interessante aneddoto contraddistingue l’arrivo di Favre in verde-oro: durante i test fisici gli venne diagnosticata una necrosi avascolare all’anca (conosciuta anche come osteonecrosi), la stessa diagnosi che pose la parola fine alla carriera di Bo Jackson. I medici asserirono a quel punto al fallimento dei test fisici, che avrebbero di fatto annullato la trade. La decisione di Wolf fu contraria: decise di non dare loro ascolto e concluse la trattativa.

La stagione 1992 inizia male per Favre. Qualche presenza come rimpiazzo di Don Majkowski e molti momenti di basso rendimento. Ma nonostante tutto il numero 4 verde-oro riuscì a porre in essere una striscia di sei vittorie consecutive, la prima per i Packers dal 1965. La formazione del Wisconsin chiuse con il record di 9-7, mancando di pochissimo la post-season, e Favre ottenne la prima chiamata al Pro Bowl.

Quest’ultimo aspetto arrivò a ripetersi l’annata seguente ma con una piccola differenza. I Green & Gold questa volta giunsero alla post-season per la prima volta dal 1982. Il nativo di Gulfport riuscì inoltre a collezionare per la prima volta 400 yard in una singola partita. Free agent a fine stagione, Ron Wolf rinnovò il suo contratto con 19 milioni spalmati su cinque anni. La stagione 1994 si concluse di nuovo sul record di 9-7 ma questa volta Green Bay riuscì ad agguantare i play-off, arrivando a giocare nel mese di gennaio per la seconda annata consecutiva. La squadra della Titletown non vi riusciva dai tempi di Vince Lombardi.

La stagione 1995 fu quella del così detto “breakout” per Favre. I Packers chiusero a quota 11-5, la migliore annata in circa 30 anni, e il giocatore concluse con 4413 yard, 38 touchdown, un rating pari a 99.5 e vinse il primo di tre titoli di MVP consecutivi. La cavalcata venne tuttavia interrotta, per la terza stagione consecutiva peraltro, dai Dallas Cowboys, nella fattispecie nel corso dell’NFC Championship. Una volta terminata la stagione un altro particolare evento ha scandito la sua vita: viene resa pubblica la sua dipendenza da Vicodin (conosciuto meglio come “idrocodone”, ossia un antidolorifico di natura oppiacea). A causa di ciò venne sostanzialmente costretto dalla NFL a sostenere una sorta di terapia riabilitativa, che lo trattenne per 46 giorni. Favre evitò così di pagare una multa pari a 900.000 dollari.

Favre mentre festeggia la vittoria al Super Bowl

L’annata seguente fu quella della definitiva consacrazione tra gli dei del football. I Packers fecero anche meglio della stagione precedente chiudendo a quota 13-3, pareggiando i Denver Broncos di John Elway per il miglior record nella National Football League. Favre concluse con 3899 yard, 39 touchdown (career high), soli 13 intercetti e un rating pari a 95.8, vincendo il secondo MVP della sua carriera. Una volta battuti i San Francisco 49ers (35-14) prima e i Carolina Panthers (30-13) poi, la franchigia del Wisconsin approdò finalmente al Super Bowl XXXI. La partita venne giocata al Superdome di New Orleans, e in quell’occasione Favre giocò divinamente: 14/27, 246 yard e 2 touchdown, uno dei quali addirittura da 81 yard in favore di Antonio Freeman. Tra le altre cose il numero 4 Green & Gold realizzò un terzo touchdown con le proprie gambe. I Green Bay Packers sconfissero così i New England Patriots sul punteggio di 35-21, il primo dalla seconda edizione giocata nel lontano 1968. Il quarterback di allora fu Bart Starr.

L’ottimo momento continuò anche nella stagione seguente e Favre arrivò a vincere il terzo MVP, questa volta alla pari con il giocatore dei Detroit Lions Barry Sanders. I numeri alla fine della stagione parlavano ancora piuttosto chiaro: 3867 yard, 35 touchdown, 16 intercetti e un rating pari a 92.6. Il record fu di nuovo 13-3 e di nuovo i Green Bay Packers giunsero al gran ballo. Questa volta però l’esito fu differente e a vincere furono i Denver Broncos di John Elway. Il punteggio in quell’occasione fu siglato sul 31-24.

Da lì in avanti i Green Bay Packers si limitarono al raggiungimento della post-season, senza più tornare neanche all’NFC Championship, anche se i resoconti finali delle svariate stagioni furono comunque positivi (alla fine della stagione 2004 infatti i Green & Gold arrivarono a collezionare 13 stagioni consecutive senza un singolo record negativo). La prima fu quella del 2005 dove i verde-oro ottennero solo 4 vittorie a fronte di 12 sconfitte. In questo contesto Brett Favre riuscì a strappare nel corso dell’1 marzo 2001 un contratto decennale da 100 milioni di dollari, una trattativa faraonica all’epoca.

In questa finestra temporale una particolare menzione merita il Monday Night Football del 22 dicembre 2003. Partita occorsa solo un giorno dopo la morte del padre a causa di un attacco cardiaco, Favre decise per l’appunto di giocare contro gli Oakland Raiders. La partita fu a dir poco memorabile: 4 touchdown (tutti realizzati nel solo primo tempo) e 399 yard furono i numeri totalizzati dal quarterback, e i Packers vinsero con il punteggio di 41-7. Il rating fu pari a 154.9 e la percentuale di completi raggiunse quota 73.3. Le profonde parole di Favre subito dopo la partita furono ovviamente rivolte alla figura paterna, e grazie a quella prestazione il nativo di Gulfport vinse un ESPY Award e fu applaudito finanche dalla così detta “Raider Nation”.

Da qui in avanti una serie di eventi negativi entrarono forzatamente nella vita di Favre. La morte del cognato a causa di un incidente, la diagnosi del cancro al seno alla moglie (battaglia che ha comunque vinto), la distruzione della propria casa in Mississippi a causa dell’uragano “Katrina”.

A ciò seguì probabilmente la peggiore stagione della carriera di Favre: 20 touchdown, 29 intercetti (league high) e un rating di 70.9 (il peggiore della sua carriera e il secondo peggiore in tutta la NFL in quell’annata). Iniziarono quindi a nascere voci di un possibile ritiro, subito ricacciate indietro dallo stesso Favre. Dopo una stagione 2006 da alti e bassi, quella del 2007 fu l’annata del record.

Il 30 settembre 2007, in una partita giocata contro i Minnesota Vikings, Favre realizzò un touchdown da 16 yard su Greg Jennings: il numero 4 Green & Gold siglò il touchdown numero 421, superando Dan Marino e facendo propria la posizione numero uno in quanto a TD realizzati. Con il passare degli anni questo record venne a sua volta battuto da Peyton Manning con la maglia dei Denver Broncos. Quella stagione fu la migliore per Favre e i Packers dal lontano 1997, e ancora una volta la corsa della formazione del Wisconsin venne interrotta nell’overtime dell’NFC Championship raggiunto per l’ultima volta proprio dieci anni prima, il tutto per mano dei futuri campioni New York Giants di Eli Manning.

Dopo questa bruciante sconfitta, con l’arrivo di Aaron Rodgers e l’avanzare dell’età e dei problemi fisici, Favre annunciò formalmente il proprio ritiro il 4 marzo 2008, asserendo in particolare alla mancanza della voglia di giocare e di rimettersi in gioco a fronte di un’ancora attuale possibilità di calcare i campi della National Football League. Tuttavia il 2 luglio del medesimo anno spuntò una voce riguardo un possibile rientro di Favre con la maglia dei Packers. Soli 9 giorni dopo arrivò una lettera agli uffici di Green Bay con la richiesta di Favre di essere lasciato libero di giocare con un’altra maglia. La risposta di Ted Thompson non solo fu negativa, ma venne aggiunta anche la volontà del front office di portare avanti il nuovo progetto basato su Aaron Rodgers. Il 14 luglio Favre parlò nel corso di un’intervista di un ritiro troppo precoce, e che la sua decisione non fu mai abbracciata totalmente. Il nativo di Gulfport parlò soprattutto della volontà dei Packers di proseguire il proprio cammino con Rodgers riaffermando la propria volontà di essere lasciato libero di scegliere dove poter giocare. Il giocatore ha reiterato soprattutto il proprio desiderio di essere rilasciato e non tradato, in modo di scegliere il lido ai suoi occhi più competitivo per continuare ad essere uno starter di primo livello e non un semplice backup. Favre descrisse la franchigia di Green Bay come disonesta, affermando la propria volontà di giocare nella stagione 2008.

Favre in maglia New York Jets

Il 16 luglio diversi rumor misero a stretto contatto Favre e i Minnesota Vikings, causando le ire del front office dei Packers, in particolare riguardo a contatti impropri su una possibile trattativa tra le due parti. La formazione viola-oro venne citata in giudizio ma Roger Goodell trovò le accuse infondate. Il 29 dello stesso mese Favre venne inoltre riammesso nella NFL da Goodell per merito di una petizione, il suo rientro è quindi ufficiale dal 4 agosto. Dopo un colloquio con Mike McCarthy e Ted Thompson, Favre decise che le parti erano troppo distanti e che tornare a giocare per i Green Bay Packers non sarebbe stato possibile. Il 7 agosto venne quindi imbastita una trade da parte del front office con i New York Jets e Favre fu la merce di scambio.

Dopo una singola stagione chiusa con la diagnosi di un gravoso infortunio alla spalla destra, Favre decise di tagliare i contatti anche con i New York Jets, annunciando un altro ritiro dopo 18 stagioni di NFL. Il 28 aprile 2009 il giocatore venne rilasciato dalla franchigia bianco-verde, e smentendo di nuovo il ritiro ufficiale siglò un contratto con i Minnesota Vikings il 18 agosto seguente, arrivando finalmente a giocare con la formazione viola-oro. Favre rimase a Minneapolis per due stagioni, dove raggiunse l’NFC Championship perso poi contro i futuri campioni dei New Orleans Saints di Drew Brees. Una serie di infortuni hanno pesantemente condizionato la parte finale del suo cammino con i Vikings fino al vero e definitivo ritiro sancito il 17 gennaio 2011.

Favre durante la presentazione con i Minnesota Vikings

Nel corso della propria carriera Favre si è sempre dimostrato un duro, uno tenace, che mai si è fermato di fronte alle difficoltà che il destino gli ha posto di fronte. È ancora in questo momento il detentore di svariati record come il numero di yard totalizzate (71838). Questo è solo un piccolo numero tra i tanti record che ad oggi detiene ancora, ma il riconoscimento più grande che gli si può dare è aver portato i Green Bay Packers alla vittoria per la prima volta dai tempi di Vince Lombardi. Circa 30 anni di attesa che hanno riportato i Green Bay Packers in cima alla montagna della National Football League, con il Vince Lombardi Trophy di nuovo nella propria casa: Lambeau Field.

Molto differente invece il punto peggiore della sua carriera: la controversia riguardo il suo addio ai Green Bay Packers. La cosa fu presa decisamente male dai Cheesehead, che arrivarono finanche a bruciare la sua maglia pubblicamente. Molte polemiche scaturirono da quell’evento e da come fu gestito, e per molti anni i tifosi dei Packers non vollero nemmeno sentir parlare della figura di Brett Lorenzo Favre. Tutto fino al 18 luglio del 2015, data in cui tutte le parti (Favre, franchigia e tifosi) vennero ufficialmente incontro e si riunirono a Lambeau Field nel corso della cerimonia di introduzione nella Hall of Fame di Favre e del ritiro della sua storica maglia numero 4.

In quest’occasione i tifosi hanno voluto dimenticare tutti i suoi errori per ricordare il Brett Favre così tanto amato negli anni ’90, in grado di riportare ai grandi fasti questa gloriosa franchigia. Quasi 70.000 persone hanno voluto omaggiarlo vestendo la sua storica maglia e accogliendolo calorosamente all’interno di Lambeau Field. Visibilmente emozionato, Favre è riuscito a stento a ringraziare i tifosi che lo amano così tanto da volersi buttare alle spalle offese, parole poco consone al mondo sportivo e azioni che solo persone estremamente passionali come Brett avrebbero potuto compiere.

È vero, Favre ha sbagliato e tanto, ma dopo sette anni di esilio è tornato per ricevere la standing ovation e l’amore della migliore tifoseria del mondo che merita. La cerimonia del 18 luglio 2015 ha ancora una volta reso omaggio non solo a lui in quanto uno dei più grandi pezzi di storia dei Green Bay Packers, ma anche ad una tifoseria che si è resta particolarmente onorevole per l’ennesima occasione.

Hai commesso degli errori, aspetto proprio della natura umana, ma hai allo stesso tempo dato così tanto a questa squadra che non si può omaggiare diversamente un talento, una voglia, una grinta e un desiderio di tale calibro. Sei stato in grado di avvicinare tantissime persone a questa squadra e all’amore per una franchigia unica nel suo genere, e mi spiace sinceramente che la mia giovane età non mi abbia permesso di apprezzare questo grande spettacolo magari una decade prima, in modo così da poter restare esterrefatto delle tue grandiose opere all’interno di Lambeau Field e nella National Football League tutta. Grazie Brett, ancora una volta, per tutto ciò che hai fatto con questa splendida maglia a tinte verde e oro sulle spalle, non sarai mai dimenticato, da adesso in poi ancora di più. GO PACK GO!