Vince Lombardi durante la sua carriera da allenatore

Vincent Thomas Lombardi, da tutti chiamato Vince, nacque l’11 giugno 1913 a Brooklyn, New York, precisamente nella Sheepshead Bay. Figlio di Enrico “Harry” Lombardi e Matilde “Mattie” Izzo, entrambi emigrati con le rispettive famiglie negli Stati Uniti dalla zona di Salerno, era il più anziano di cinque tra fratelli e sorelle (Madeleine, Harold, Claire, Joe). La famiglia di Vince prosperò grazie alle fortune ottenute per merito della macelleria gestita dal padre e dallo zio Eddie, che riuscì inoltre a resistere alla grande depressione degli anni ’30. Vince si adoperò sin da giovane ad aiutare la macelleria di famiglia anche se la cosa non gli fu molto gradita. All’età di 12 anni iniziò a giocare in una squadra di football della Sheepshead Bay che non godeva della presenza di un allenatore.

Dopo qualche anno, quando venne il tempo del college, optò per il Cathedral College of the Immaculate Conception di Brooklyn. Qui giocò soprattutto nelle squadre di baseball e basketball ma con scarsi risultati a causa di atletismo e vista non eccelsi. Anche se la nuova scuola di appartenenza lo vietava, continuò a giocare a football all’infuori di essa. Dopo quattro anni di studi decise di lasciare la scuola e di conseguenza la possibilità di diventare un prete cattolico. Optò quindi per la St. Francis Preparatory High School dove divenne un socio fondatore della fraternità conosciuta come Omega Gamma Delta. Le sue prestazioni in qualità di fullback con i Terriers (la squadra della scuola) gli valsero un posto nella All-City Football Team.

Nel 1933 Lombardi accettò una borsa di studio, ottenuta grazie al football, nella Fordham University del Bronx, e giocare così per i Fordham Rams, guidati a quel tempo da Jim Crowley, uno dei famosi “Four Horsemen” di Notre Dame. Per la cronaca i Four Horsemen erano quattro giocatori (tutti membri del backfield) che fecero enormi fortune per Notre Dame negli anni ’20, e giocarono sotto la guida di Knute Rockne, famosissima figura del football nota anche per i propri trascorsi con Curly Lambeau nella medesima scuola.

Lombardi dimostrò sin da subito di essere un giocatore di football volenteroso e decisamente grintoso. Anche se la sua stazza non era ritenuta adeguata, era proiettato come uno dei tackle titolari per la propria formazione. Divenne successivamente la guard destra dei “Sette Blocchi di Granito”, famoso gruppo componente la offensive line della Fordham University sotto la guida di Crowley. In una partita contro la scuola di Pittsburgh subì un grave squarcio all’interno della bocca, al punto tale da fargli perdere svariati denti. Ma nonostante l’infortunio riuscì a proseguire, a dimostrazione della sua indole caratteriale piuttosto forte. Alla fine la squadra di Lombardi perse contro i NYU (New York University) Violets, mancando quindi l’occasione di accedere al Rose Bowl. Fu in quell’occasione che Lombardi fece propria un’importante lezione che divenne una delle sue celeberrime frasi: mai sottovalutare il proprio avversario.

Il 16 giugno 1937 si laureò alla Fordham, ma la grande depressione non gli permise di avere grosse opportunità lavorative, tagliando di fatto le sue velleità e ambizioni di carriera. Tentò di addentrarsi nel mondo del football semi-professionistico ma anche qui con scarsi risultati. Grazie al forte aiuto e supporto del padre si iscrisse alla scuola di legge della Fordham nel settembre 1938. La cosa durò tuttavia un solo semestre. La sua voglia di creare e portare avanti la propria famiglia lo portò a cercare subito lavoro. Un giovane Lombardi voleva infatti sposare la propria fidanzata, Marie Planitz.

La cosa non fu inizialmente possibile in quanto il padre della ragazza pretendeva che Vince avesse un lavoro abbastanza stabile da sostenere i costi familiari, e fu così che Lombardi decise di accettare il posto di assistant coach alla St. Cecilia High School, che per la cronaca chiuse nel 1986. Era una scuola cattolica di Englewood, New Jersey. La proposta giunse da un vecchio conoscente di Lombardi alla Fordham: il quarterback Andy Palau, in quel momento head coach della squadra. L’offerta permise a Lombardi di insegnare latino, chimica e fisica per un salario appena al di sotto dei 1.000 dollari annui. Nel 1942 Lombardi successe a Palau in qualità di head coach e rimase per un complessivo di otto anni, cinque dei quali ricoprendo la nuova carica. L’anno seguente la squadra della St. Cecilia venne riconosciuta come la migliore formazione dello Stato per merito della vittoria ottenuta contro i Brooklyn Prep, una scuola di formazione gesuita considerata tra le migliori del fronte orientale degli USA.

Nel 1947 Lombardi fece rientro alla Fordham diventando il coach delle squadre di football e basket dei freshman. L’anno seguente si occupò della formazione di football rappresentativa della scuola come assistant coach, ma ricoprendo di fatto la carica di head coach.

Nel 1948 cambiò di nuovo sede lavorativa, mantenendone comunque l’ambito. Divenne infatti l’assistant coach alla US Military Academy di West Point, nello stato di New York, e questa fu una particolarissima esperienza che influenzò in maniera clamorosa il suo modo di allenare e vivere il football. Lombardi si occupò come coach anche della offensive line, aspetto da sottolineare in quanto lo fece sotto la guida di Earl Blaik, meglio conosciuto come “Colonel Red”. Fu a questo punto che la personalità di Lombardi sbocciò: la sua fede religiosa, nata per merito della sua famiglia, e la forte indole militaresca di Blaik si unirono creando in Vince una forma di mania per i dettagli. Cinque furono gli anni di permanenza a West Point, con due stagioni particolarmente favorevoli nel biennio 1949-1950. Fu quello successivo ad essere intenso in senso negativo: nella primavera 1951 venne alla luce uno scandalo nell’accademia dovuto alla violazione del codice d’onore dei cadetti di svariati giocatori. Le conseguenze portarono all’espulsione di 43 dei 45 membri della formazione di football. E qui Vince fece propria un’altra importante lezione: la perseveranza, decise infatti di non abbandonare la squadra. Nel 1953 a causa dei problemi subiti dall’accademia militare Lombardi si addentrò nel mondo sportivo professionistico diventando assistant coach per i New York Giants.

Nel 1954, all’età di 41 anni, Vince Lombardi iniziò la propria avventura all’interno della National Football League. Dopo una stagione da 3-9 con il giovanissimo 23enne Steve Owen alla guida della squadra, bastarono tre soli anni a Lombardi per tramutare questa squadra in una formazione da titolo. Nel 1956 infatti i New York Giants vinsero il titolo contro i Chicago Bears con una roboante vittoria siglata sul punteggio di 47-7. A questo punto Vince iniziò a guardarsi intorno cercando un posto di head coach, trovando tuttavia difficoltà per via del suo retaggio italiano. Fu allora che Jim Lee Howell, head coach quando Lombardi arrivò ai Giants, si prodigò nell’aiutarlo mandando una serie di lettere di raccomandazione in diversi lidi. Lombardi tentò diverse opzioni come Notre Dame e Wake Forest, senza tuttavia ricevere riscontri.

Fu nel giorno 2 febbraio 1959 che divenne finalmente l’head coach e addirittura il general manager dei Green Bay Packers. Dopo la peggiore stagione di sempre, con un record da 1-10-1, la franchigia Green & Gold era allo sbando con il gruppo proprietario scoraggiato, i giocatori perennemente malinconici e con la comunità della città oggi meglio conosciuta come Titletown sul punto di esplodere. Lombardi creò regimi di allenamento durissimi, merito dell’accademia di West Point, aspettandosi assoluta dedizione dai propri giocatori. Nella prima stagione venne riscontrato un immediato miglioramento: il record fu di 7-5. Lombardi venne nominato “Coach of the Year” e il pubblico di Green Bay apprezzò particolarmente arrivando a comprare tutti i biglietti casalinghi per la stagione 1960.

L’anno seguente i Green Bay Packers vinsero per la prima volta dal 1944 la propria Conference di appartenenza. La comunità iniziò seriamente ad innamorarsi di Lombardi arrivando a soprannominarlo, vista la sua forte indole religiosa, “The Pope” (il Papa). In quella stagione i Packers arrivano al Championship Game, il Super Bowl di quei tempi per intenderci. Nell’ultimo drive della partita i Packers furono fermati a poche yard dalla goal line, per un touchdown che avrebbe garantito la vittoria. Fu allora che Lombardi assaggiò per la prima (e unica) volta il sapore della sconfitta in una partita di questo calibro. Dopo aver rifiutato la carica di head coach per i New York Giants, volenterosi di riaverlo, Lombardi si chiuse all’interno degli spogliatoi con i propri giocatori tirando fuori una e una sola frase, divenuta famosissima nel mondo sportivo professionistico: “Questo non accadrà mai più, non perderete mai più un titolo”. E così fu, scopriamo come.

Fu allora che i suoi allenamenti nei riguardi dei running back in situazioni di goal line divennero una sorta di fermo credo, a livello tale da considerare un mancato touchdown come un diretto affronto nei suoi riguardi, al punto da considerare la possibilità di punire gli autori del presunto misfatto. Da allora i Packers vinsero nove match consecutivi nella post-season, striscia rimasta imbattuta fino agli anni 2000.

Successivamente i Packers vinsero il titolo nel 1961 contro i New York Giants (37-0 in quel di Green Bay) e riuscirono a ripetersi l’anno successivo (16-7 allo Yankee Stadium). Questi furono i primi due dei cinque titoli sotto la guida di Vince Lombardi in una finestra di sette anni, qualcosa di assolutamente clamoroso che valse nei riguardi dello stesso Lombardi addirittura una chiamata dell’allora presidente degli Stati Uniti John Fitzgerald Kennedy con la precisa richiesta di tornare ad allenare le formazioni sportive militari. La richiesta fu galantemente rifiutata.

Il Vince Lombardi Trophy

Considerando anche la post-season il record ufficiale di Lombardi come head coach fu di 105-35-6 (.740), e arrivò a non subire mai una stagione negativa. Tre dei titoli vinti con i Green Bay Packers furono consecutivi (1965, 1966, 1967), impresa riuscita al solo Curly Lambeau nel triennio 1929-1931. Gli ultimi due di questi tre titoli marcati Lombardi furono i primi due Super Bowl della storia e valsero l’intitolazione del trofeo in suo onore: il Vince Lombardi Trophy. Un altro importantissimo fattore è il Championship Game del 1967 (sostanzialmente la partita precedente al secondo Super Bowl), conosciuto da tutti come “Ice Bowl” a causa delle bassissime temperature di quel giorno (31 dicembre 1967 per -25° Celsius). In quell’occasione i Packers vinsero contro i Dallas Cowboys grazie ad uno sneak di Bart Starr, giocatore famosissimo nella storia Green & Gold. La giocata avvenne allo scadere della partita, con i Packers sotto di tre soli punti, e con un Vince Lombardi che, una volta concordata la chiamata con il proprio quarterback, passò alla storia per un’altra celeberrima frase: “Let’s get the hell out of here” (letteralmente andiamocene via da qui, con riferimento alla partita in relazione alle freddissime temperature).

Vince e Bart Starr mentre optano per lo sneak per vincere l’Ice Bowl

Dopo questa straordinaria stagione Lombardi lasciò i Green Bay Packers per accasarsi nella capitale di Washington per allenare i Redskins. La prima cavalcata con Lombardi alla guida si concluse con il record di 7-5-2, la prima con record positivo da 14 anni. Il lavoro di Vince permise alla formazione capitolina di porre le fondamenta per le vittorie ottenute nei primi anni ’70 sotto la guida dell’ex Los Angeles Rams George Allen.

Nel 1967 Lombardi accusò problemi all’apparato digerente, rifiutando il consiglio del proprio medico di sottoporsi ad un esame di controllo. Il 24 giugno 1970 fu ricoverato al Georgetown University Hospital, dove gli venne diagnosticato un carcinoma anaplastico nel colon, per la precisione un cancro di natura maligna che attacca, e prepotentemente, le cellule. Il 27 luglio venne di nuovo ricoverato nel medesimo ospedale dove venne riscontrato il fattore terminale del cancro sofferto da Lombardi. L’ex head coach dei Green Bay Packers ricevette tantissime visite, finanche la telefonata dell’allora presidente Richard Nixon, riferendo a quest’ultimo di godere del supporto morale di tutta l’America. La risposta di Lombardi fu la piena e totale rappresentanza del suo carattere e del suo modo di essere: continuare a combattere fino alla fine la propria malattia. Lombardi morì a Washington D.C. il 3 settembre 1970 alle ore 7.12 del mattino all’età di 57 anni. I funerali si tennero il 7 settembre alla St. Patrick’s Cathedral di Manhattan, ai quali parteciparono qualcosa come 1.500 persone. La sua sepoltura si trova al Mount Olivet Cemetery di Middletown Township, New Jersey.

La statua di Vince Lombardi fuori dall’atrio di Lambeau Field

Molto si deve alla figura di Vince Lombardi, estremamente pregnante sia per i Green Bay Packers che per il football nel suo complesso. Tanto per fare un piccolissimo esempio della considerazione che Lombardi ha riscontrato, anche dopo la sua morte, basti pensare allo speciale prodotto e rilasciato l’11 dicembre 2010 da NFL Films in collaborazione con HBO riguardo proprio questa importantissima figura. Inoltre Lombardi è stato introdotto nella Hall of Fame della Fordham University, la Highland Avenue di Green Bay dove è sito Lambeau Field è stata rinominata Lombardi Avenue in suo onore, è stato introdotto nella Hall of Fame della National Football League, del gruppo Wisconsin Athletic, dei Washington Redskins e ovviamente anche in quella dei Green Bay Packers, per la precisione nel 1975. Solo qualche esempio di una serie di onorificenze che rendono una minima idea di quanto Lombardi abbia apportato al mondo del football nella sua interezza.

Non poteva mancare fuori dall’atrio di Lambeau Field una statua in suo onore alta 14 piedi (circa 4.3 metri) a rappresentare in maniera solenne la dedizione e l’etica lavorativa di un uomo che ha reso grande questa squadra, e che ha in maniera indelebile marcato questa franchigia e la città di Green Bay come “Titletown”. Si deve a lui e alle sue vittorie questo grandissimo aspetto del mondo Packers, del mondo Green & Gold, del mondo dei Cheesehead. Oggi, nel 102° anniversario della nascita di questo straordinario intenditore di football, rendergli ancora una volta onore in questo modo è qualcosa di straordinario, qualcosa che ho voluto condividere con tutti coloro che seguono questo blog. Grazie Vince, proprio dall’Italia, paese da cui la tua famiglia è provenuta, per aver scritto capitoli così importanti ed indelebili della storia di un amore a tinte verde-oro che accomuna tutti noi. GO PACK GO!