Earl Louis “Curly” Lambeau in giovane età

Earl Louis “Curly” Lambeau nacque il 9 aprile 1898 a Green Bay, Wisconsin, e morì l’1 giugno 1965, esattamente 50 anni fa. Figlio di Marcelin Lambeau e Mary Sara Latour, entrambi di origine belga. Lambeau è stato nel corso della propria giovinezza un importante atleta per la Green Bay East High School, giocando addirittura come capitano nel 1917 per la squadra di football della medesima scuola liceale. Subito dopo, nel 1918, si trasferì nella University of Notre Dame, giocando sotto il famoso Knute Rockne, l’allora head coach.

Dopo l’università il figlio di Marcelin e Mary Sara tornò nella sua città natia, iniziando a lavorare come commesso per le spedizioni nella Indian Packing Company. Quest’ultima era una famosa compagnia che si occupava del commercio di carne in scatola e nel 1921 venne assorbita dalla ACME Packing Company.

Nel 1919 Lambeau, insieme a George Whitney Calhoun, fondò quelli che oggi sono conosciuti come i Green Bay Packers grazie ad un finanziamento di 500 dollari da parte della compagnia presso cui lavorava in cambio dell’apparizione del proprio nome sulle divise della squadra. La precisa data fu l’11 agosto. Tuttavia l’origine del nome non sarebbe da attribuire allo stesso Lambeau. Quest’ultimo era indirizzato verso “Green Bay Indians”, in rispetto in particolar modo dell’accordo preso con la compagnia presso cui lavorava. Tuttavia la sua fidanzata di allora, tale Agnes Aylward, consigliò il nome attuale, e fu allora che i diritti sulla nomea vennero venduti alla ACME Packing Company.

Il successo che la franchigia ottenne nel 1919 e nel 1920 portò all’ingresso della stessa nella American Professional Football Association (APFA) nel 1921, l’odierna National Football League.

Curly Lambeau sin dal 1919, annata in cui la franchigia venne fondata, ricoprì la carica di head coach. Tale compito perdurò fino al 1949. Inizialmente Lambeau non fu un semplice head coach, ma arrivò anche a giocare per la franchigia oggi giorno a tinte verde-oro, per la precisione nel ruolo di half back (quello che oggi è meglio conosciuto come running back). Tuttavia in alcune occasioni il ruolo di half back richiede di lanciare la palla ed è proprio ciò che fece Lambeau, arrivando a totalizzare 32 touchdown (24 su lanci, 8 su portate) in 77 partite complessive.

Il suo ruolo comunque non si fermò qui. Giocò anche come kicker della squadra nel 1921 e fu il primo in assoluto a realizzare un lancio, un touchdown su lancio e un field goal per la propria franchigia. Altro importante aspetto fu quello prettamente vincente: Lambeau portò in dote i primi sei titoli nella storia della Titletown (1929, 1930, 1931, 1936, 1939, 1944). Buona parte di tale prosperità a livello di risultati la si deve alla presenza di Don Hutson, arrivato a Green Bay negli anni ’30, uno dei migliori receiver della storia della NFL e membro della Hall of Fame dei Green & Gold. La combinazione formata da Lambeau e Hutson permise ai Packers di vincere molto in quel decennio e fu un’arma estremamente importante nel gioco aereo della formazione appartenente al Wisconsin, elemento chiave e soprattutto innovativo per lo sviluppo del football come oggi lo conosciamo.

Ma tutto ha un inizio e una fine. Nel 1946 Lambeau acquistò Rockwood Lodge, creando la prima infrastruttura di allenamento auto-sufficiente nel football professionistico. Tale acquisto preoccupò molto il gruppo detentore dei Packers visti i costi economici della struttura, portando quasi all’abbandono da parte di due membri del suddetto gruppo. Anche i giocatori non furono entusiasti della cosa a causa del terreno della struttura, di scarsa fattura.

A peggiorare le cose ci pensò il ritiro di Hutson del 1945. Il radicale cambiamento partì nel 1948, quando i Packers conclusero la loro prima stagione negativa dal 1933, la seconda nella loro (tutto sommato breve) storia. L’annata dopo fu devastante: solo due vittorie e stagione peggiore di sempre (lo è tuttora).

Con questi risultati e con la franchigia che era sotto importantissimi e gravissimi problemi finanziari a causa dell’acquisto di Rockwood Ledge, Lambeau fu costretto a lasciare ai propri assistenti tutti i doveri tecnici per concentrarsi su quelli economici. Cercò in tutti i modi di porre rimedio, sino ad abbassare di molto il proprio salario. Sull’orlo della bancarotta, Lambeau fu costretto a rivolgersi a investitori volenterosi di accollarsi il debito. La decisione fu presa estremamente male, addirittura come un’eresia da parte della tifoseria Green & Gold, vedendola come un diretto attacco al sistema di possedimento della franchigia, unico nel suo genere.

Viste le voci che inneggiavano ad un trasferimento della franchigia, venne offerto un contratto a Lambeau che lo avrebbe di fatto scippato di ogni onere che avesse a che fare con la franchigia, relegandolo alla totale assenza di diritti sulle questioni che riguardassero gli aspetti burocratici della squadra. Lambeau rifiutò di getto. Così venne posta la parola fine al suo ruolo di membro della franchigia da lui fondata anni addietro: nel giorno 1 febbraio 1950 il nativo di Green Bay rassegnò le proprie dimissioni.

Sette giorni dopo l’infrastruttura di Rockwood Ledge bruciò, e la causa rimane tutt’ora avvolta nel mistero. L’assicurazione salvò la franchigia, che perdurò quindi nella città che ad oggi è conosciuta anche come Titletown.

Lambeau su trasferì quindi ai Chicago Cardinals, allenandoli nel biennio ’50-’51, e successivamente ai Washington Redskins, ricoprendo la medesima carica nel biennio immediatamente seguente. I risultati riscontrati con queste due squadre non si avvicinò neanche lontanamente a quello ottenuto nel Wisconsin, visto che ottenne in questo quadriennio solo 12 vittorie. Nell’agosto 1954 Lambeau finì licenziato a causa di un’intensa discussione con George Preston Marshall, l’allora proprietario dei Redskins.

La sua carriera professionistica trentennale si concluse quindi con un record ufficiale pari a 229-134-22 (.623). A causa di un attacco di cuore la sua vita venne stroncata all’età di 67 anni in quel di Sturgeon Bay, Wisconsin.

Ad oggi Lambeau è riconosciuto come una delle più importanti figure della storia dei Green Bay Packers. A lui è intitolato l’attuale stadio (Lambeau Field) in cui la franchigia disputa tutte le sue gare casalinghe, ed è spesso scenario di importanti quanto interessanti eventi in regime di off-season. Lo stadio in particolare è nato come “New City Stadium” ed è la casa della franchigia del Wisconsin dal 1957. Mantenne questo nominativo per i primi sette anni, in richiamo della precedente struttura molto antiquata in cui i Packers giocavano, chiamata proprio City Stadium. Nel 1965 viene infine nominato Lambeau Field, in onore proprio di Curly. Il nuovo nominativo venne dato alla struttura dopo due mesi dalla sua morte. Da quel momento i Packers vinsero di nuovo per tre volte consecutive il titolo (cui riuscì anche lo stesso Lambeau) sotto Vince Lombardi, ed è da allora che la cosa attende il ripetersi.

La statua di Lambeau appena fuori l’atrio di Lambeau Field

Lambeau fu inoltre introdotto nella Pro Football Hall of Fame nel 1963, annata di apertura della stessa, in quella che viene per l’appunto definita “inaugural class”. Facente parte anche della Hall of Fame della franchigia Green & Gold, Lambeau gode anche di una strada intitolata a suo nome (Lambeau Street) che fa parte del “Green Bay’s Packerland Industrial Park”. Infine, appena fuori da Lambeau Field, è stata eretta una statua di 14 piedi (4.3 metri circa) raffigurante la sua immagine.

Se molti di noi oggi amano i Green Bay Packers è probabilmente soprattutto per merito di Earl Louis “Curly” Lambeau, che ha deciso di fondare quella che è ad oggi la formazione più vincente della storia del football professionistico, e che può vantare la presenza tra le proprie fila di elementi storici come Vince Lombardi e che può solidamente affermare l’azionariato popolare come possedimento della franchigia, tratto unico nell’intero mondo sportivo professionistico a stelle e strisce. Non ci fosse stato Lambeau non ci sarebbero mai stati i Green Bay Packers. Può non significare molto, ma per tante persone significa tutto (o quasi), e chi vi scrive non fa assolutamente eccezione. Se gli americani usano spesso la frase “God bless the United States of America”, mi sento di affermare, nel giorno del 50° anniversario della sua morte, “God bless Earl Louis Curly Lambeau”!